Un viaggio nella Puglia federiciana per respirare la grande storia

Rieccoci a casa, reduci dalla “due giorni pugliese” in occasione dell’interessantissimo viaggio di istruzione organizzato dall’Università Popolare del Mediterraneo di Crotone e dal suo instancabile presidente, il mio carissimo amico Maurizio Mesoraca. Ho imparato più in questi due giorni, che in anni di scuola, su questa zona delle Puglie che non avevo mai visitato: la “Puglia federiciana” come mi ha fatto notare l’amico prof. Antonio Giannetti, intellettuale di Trani emigrato in Canada. Davvero notevole arricchimento culturale favorito dai luoghi carichi di retaggi storico - culturali e disseminati di pregevoli monumenti che affondano le radici nella storia del Mezzogiorno e dell’Europa, ma anche dalla competenza, dalla passione e dalla professionalità di due giovani guide che ci hanno accompagnato nel nostro percorso di apprendimento: la prima, una ragazza molto preparata, a Castel del Monte e a Trani, la seconda, un giovane molto colto, profondo conoscitore della storia dell’umanità, oltre che dei tesori d’arte della sua città, Barletta.

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Delle Puglie conoscevo solo le Grotte di Castellana, Alberobello e Bari per avervi “bazzicato”, più che frequentato, l’università e che visitavo solo per pochissime ore in occasione degli esami. Di Trani conoscevo solo il nome che associavo sempre, in quei giochi fanciulleschi con i quali ci trastulliamo per tenere occupata la mente e impedirci di pensare ai casi della vita, alla famosa canzone di Gaber, Trani e gogò.

Barletta, invece la associavo a due fatti piuttosto insignificanti: una sfida tra italiani (che allora non esistevano ancora come popolo) e francesi, poco più che una partita di calcio enfatizzata, forse anche involontariamente, dalla retorica savoiarda e patriottarda di D’Azeglio prima e, volutamente, da quella fascista poi; la famosa Disfida di Barletta, una specie di tenzone come quella a colpi di zuccate tra Zidane e Materazzi, e una simpatica, irresistibile parodia di Lino Banfi e Renzo Arbore sulle note di New York, New Jork.

Invece ho scoperto che è una città “nata e cresciuta” nel cuore della grande storia del “Regno” e dell’Europa, una città nei secoli tollerante e ospitale nella tradizione del regno meridionale permeato della cultura di Federico II.

Lo spirito di questo grande imperatore che parlava sei lingue, compreso i siciliano e l’arabo (colui che pose fine al “Regno di Federico” parlava appena il francese e il dialetto piemontese) e che ebbe buoni rapporti anche col mondo musulmano ed ebreo, in verità aleggiava su tutti i luoghi che abbiamo visitato, dal bellissimo Castel del Monte (l’imponente, enigmatica costruzione fatta erigere del regnante svevo, e che ora si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia) al centro storico di Trani col suo castello, alla sua splendida cattedrale, al castello di Barletta, al suo centro storico, alla sinagoga ebraica.

Ma per tornare ai monumenti, è davvero impressionante la loro imponenza, la loro maestosità, il miscuglio di stili e tecniche costruttive che si sono sovrapposti nei secoli come tante pagine di un meraviglioso libro di storia, a testimonianza, se ancora ce ne fosse bisogno, che questo nostro Mezzogiorno è un vero e proprio crogiolo di civiltà, di popoli che ci hanno conquistato e che abbiamo conquistato, ognuno dei quali ci ha donato qualcosa arricchendoci.

Di Castel del Monte, probabile luogo di meditazione, di riposo e di studio, forse anche centro termale fatto costruire da Federico II a pochi chilometri da Andria fidelis, città che fu sempre fedele all’imperatore svevo, abbiamo già detto; ma uno dei più bei monumenti che mi è capitato di visitare in Italia e in Europa è la cattedrale di Trani dedicata a San Nicola il pellegrino, un piccolo rifugiato dell’XI secolo (i rifugiati esistevano anche a quei tempi), accolto e ospitato dal vescovo dopo essere stato cacciato dalle altre città della Puglia.

Ma è tutto il centro storico della popolosa città pugliese, meglio conservato a mio avviso di quello di Barletta, a mozzare il fiato per la sua bellezza.

Imponenti anche Eraclio, la gigantesca statua di bronzo di Barletta a ridosso della chiesa del Santo Sepolcro e il Castello della stessa città.

Una curiosità: sulle mura del castello di Barletta è possibile ancora ammirare il patibolo, un parallelepipedo di blocchi con una scaletta che porta in cima, collocato in alto, di fronte la città per essere ben visibile e sul quale il boia giustiziava le sue vittime.

La simpaticissima guida ci ha spiegato che in passato la gente accorreva ad assistere alle esecuzioni come oggi si assiste alle partite di calcio e che il boia era considerato una specie di rock star. Forse per questo, ancora oggi, molte strade della cittadina sono intitolate a famosi boia, compreso uno degli ultimi, un certo Enrico Cialdini.

Un grazie di cuore a Maurizio Mesoraca e al personale dell’Università Popolare del Mediterraneo per avermi offerto questa impagabile occasione per acculturarmi. ©

di Giuseppe Marino