Antiche tradizioni natalizie

di Dayla

 

Oggi come ieri il natale, evoca ricordi di un epoca semplice ma che sapeva regalare l’incanto fiabesco di una festa dal fascino senza fine. Nelle case non mancavano i presepi, la ciu rappresentazione veniva allestita nell’angolo piu bello dell’abitazione ed accanto era sempre presente un cesto di frutta e qualche biscotto. Altra tradizione natalizia era quella del “tecchio”, li dove era acceso il tecchio si pensava che Gesu si avvicinasse al camino riscaldandosi, la casa veniva cosi benedetta e preservata dai malefici. Il capofamiglia era colui che doveva accendere il fuoco nel quale gettava 12 chicchi di grano al giungere della mezzanotte, tanti quanti i mesi dell’ anno, per dividere il bene dal male, i buoni dai cattivi raccolti. Se il chicco bruciava, andando in su, il prezzo del grano sarebbe andato alle stelle, altrimenti sarebbe rimasto invariato. Il 24 dicembre per pranzo si praticava il digiuno, mentre per la cena il menu era piuttosto ricco: baccala fritto, fettuccine fatte in casa al sugo di anguilla, ceci in umido.. La cena consisteva in nove pietanze, per poter cosi ricordare i nove mesi di gestazione della Madonna, e non mancava la minestra di legumi, apportatrice di soldi e fortune economiche. Infine i dolci a base di mandorl, fichi secchi, uova e miele. Prima della mezzanotte si deponeva il bambinello in terracotta nei presepi,fra Giuseppe e Maria e tutti si riunivano per pregare. Molte erano le superstizioni legate alla vigilia, dopo il cenone si lasciava la tavola imbandita per dare modo alle anime dei morti di festeggiare, e si credeva che vicino alla mezzanotte gli animali potessero parlare, anche se soloper pochi minuti. La sera del 24 dicembre, le ragazze da marito mettevano sotto il cuscino del loro letto tre fave, simbolo di fecondita, i cui la prima priva di buccia esterna, la seconda a meta e la terza intatta. Al risveglio la giovane prendeva una delle tre fave, se pescava quella senza buccia, il marito sarebbe stato povero, altrimenti di media ricchezza o enormemente ricco. Infine era abitubine lasciare la porta aperta per la notte, si credeva che la Sacra Famiglia entrasse a benedire la casa.