NON SOLO ANTOLOGIA

Il filosofo tedesco Schelling ha riconosciuto la importanza capitale del “Sonnambulismo” nella questione della sopravvivenza dell’anima (alla morte del corpo). Egli osserva che nel sonno “lucido” si compie una elevazione e una liberazione parziale dell’anima rispetto al corpo, quale non si compie mai nello stato normale. Nei sonnambuli tutto dimostra la più elevata coscienza, come se tutto il loro essere fosse raccolto in un focolare luminoso, che unisce il passato, il presente e l’avvenire. Non solo essi (i sonnambuli) non perdono la memoria, ma il passato si fa più chiaro e l’avvenire stesso si rivela loro talvolta in misura notevole. Se ciò è possibile nella vita terrena – si domanda lo Schelling – non è certo che la nostra personalità spirituale, che ci segue nella morte, è già presente in noi attualmente; che essa nasce allora, ma è semplicemente liberata, quando non è più legata al mondo esteriore dei sensi? Lo stato posteriore alla morte è dunque più reale di quello terreno, poiché in questa vita l’accidentale, mischiandosi a tutto, paralizza in noi l’essenziale; e lo Schelling chiama senz’altro lo stato futuro: Chiaroveggenza. La tesi dello Schelling è sostenuta da Carlo Du Prel, secondo il quale “la coscienza dell’io non esaurisce il suo oggetto. L’anima e la coscienza non sono due termini adeguati e non si coprono, perché non hanno la stessa estensione. La sfera dell’anima sorpassa di molto quella della coscienza. Vi è dunque in noi un “io latente”, che si manifesta nel sonno e nel sogno, ed è il vero io, sopraterreno e trascendente, la cui esistenza è anteriore a quella del nostro io terreno unito al corpo. L’io terrestre è mortale, l’io trascendente no. San Paolo ha detto: “Sin da questa terra noi camminiamo in cielo.”

“L’ETERNO RITORNO: esiste un grande anno del divenire, un anno immane, fatto di miriadi di anni, che, come una clessidra, bisogna continuamente capovolgere, perché ripigli a scorrere, a vuotarsi.” “L’ottimo deve dominare, l’ottimo vuole dominare! E dove si insegnerà diversamente, vuol dire che gli ottimi mancano.” “I buoni sono stati sempre l’inizio della fine.” “Sono le parole più tacite quelle che portano la bufera. I pensieri che giungono su piedi di colomba governano il mondo.” “Chi deve dire: grazie? Non deve forse ringraziare il donatore se l’altro accettò? Dare non è forse un bisogno? E accettare non è forse pietà?” (Nietzsche)

“Bisogna impedire che nei Tribunali – dove persone soddisfatte della loro sorte, istruite e benestanti giudicano un povero diavolo che la vita ha cacciato nel più buio e nel più cieco dei vicoli  - Satana si sbellichi dalle risa. Al banco del giudice, al posto della indifferente e spesso insipiente “laurea”, al posto del rigido e altezzoso rappresentante della legge, segga un agente della civiltà, un portavoce dello spirito. Satana, rannuvolato, se ne tornerà nell’inferno e voi tutti sarete meno disprezzati e meno considerati “merli”; e sulla barricata della Civiltà, dove per essere liberi hanno lottato accanto a voi il ladro e la prostituta, vi ritroverete ancora come fratelli.” (S.Piasechi)

“Quando una grandezza è talmente superiore a un’altra che questa è trascurabile rispetto alla prima, i matematici dicono che è di un altro ordine.”

“L’uomo non può esercitare la sua facoltà di pensare senza rappresentarsi  un avvenire incerto che ridesti in lui il suo timore e la sua speranza.”

“Per colui che vuole essere giusto sino in fondo, anche la menzogna diventa filantropia.”

“Alcune persone appaiono irraggiungibili e misteriose. Quasi sempre si tratta di un mistero se non proprio privo, sicuramente povero di spessore e di sfumature.”

 “Coscienza! Coscienza! Istinto divino, voce immortale e celeste, guida sicura di un essere ignorante e limitato ma intelligente  e libero, giudice infallibile del bene e del male, che rende l’uomo simile a Dio, sei tu che fai l’eccellenza della sua natura e la moralità delle sue azioni.” (Russeau)

“Se il “Micillo” di Luciano avesse potuto continuare a sognare per tutta la vita i suoi adorati sogni di ricchezza, che motivo avrebbe avuto per continuare a desiderare altra felicità?

Luciano, nel dialogo intitolato “Il sogno e il gallo”, racconta che un ciabattino, di nome Micillo, fu invitato a cena a casa di un ricco e durante la notte sognò di essere diventato ricco anche lui. Nel bel mezzo di questo sogno il suo gallo lo svegliò e poco mancò che egli lo uccidesse, perché gli aveva interrotto l’illusione bellissima del suo sogno.” (Luciano di Samosata, scrittore e filosofo greco)

di Enzo Pirozzi (a cura di Angela Maria Pirozzi)